Crisi epilettica durante sospensione farmaco

Mio marito, di 28 anni, ha avuto la prima crisi epilettica nel luglio 2006 e gli hanno prescritto solo l’Urbanyl (Clobazam), perché si pensava ad una crisi isolata. Invece, nell'ottobre 2006, ha avuto  una seconda crisi  (sempre crisi focale secondariamente generalizzata). Le crisi sono avvenute tutte e due nella stesso modo; ossia mentre era sul divano, molto stanco e stressato, ha sentito un  forte crampo, il blocco della mano destra e poi di tutto il braccio, perdita di coscienza, convulsioni, perdita di saliva, morsicatura della lingua e grande stato confusionale. Ha così cominciato con Tegretol 200 CR, senza più avere nessuna crisi.

A maggio 2010 ha smesso gradualmente (seguito dal neurologo), la cura di Tegretol e fino a questo settembre non ha più avuto crisi.

Durante il periodo 2006 - 2010, ha fatto 4/5 risonanze magnetiche che non hanno mai rilevato nulla di patologico, nessuna lesione o anomalia al cervello; l’EEG è sempre stato nella norma a parte una volta qualche piccola attività epilettica che si intravedeva quando veniva stimolato con le luci e aprendo e chiudendo gli occhi.

Debbo precisare che nel 2006, quando ha avuto gli attacchi, era stressatissimo e lavorava con ritmi di 12/14 ore al giorno, dormendo pochissimo.

All’inizio di settembre, dopo un nuovo periodo di stress dovuto alla perdita del posto del lavoro, ha avuto una nuova crisi. Il giorno dopo ha ricominciato il Tegretol CR 200 (1 pastiglia tutte le sere per poi aumentare gradualmente fino ad arrivare a 1 1/2 mattina + 1 1/2 la sera), insieme all’ Urbanyl (Coblazam) che ora ha già terminato da qualche giorno.

Se la cura aveva  funzionato nel 2006, tenendo lontano le crisi, funzionerà anche questa volta?

Oppure, avendo avuto questa recidiva, è più difficile che il farmaco faccia effetto?

Ho letto in Internet di molti casi di farmaco resistenza e ho paura che magari possa essere così anche per mio marito.

Gentile Signora,

l’esposizione del suo caso l’ha condotta a formulare una serie di quesiti che necessitano di una risposta articolata in più punti:

-         innanzitutto, generalmente, è raro l’esordio di crisi epilettiche in età adulta, a meno che non ci sia una patologia cerebrale sottostante che, mi pare di capire, è stata esclusa sia da visite neurologiche che da esami di Risonanza magnetica; tuttavia, in alcuni casi (ed anche in soggetti “predisposti”), stili di vita non del tutto adeguati possono provocare crisi epilettiche senza che, in realtà, ci si trovi davanti ad una “malattia epilettica”. Mi spiego: il superlavoro, alcuni tipi di lavoro che impongono ritmi particolari e notevole stanchezza mentale e fisica, ma soprattutto la deprivazione prolungata di sonno (non di uno o due giorni, ma di periodi più lunghi), che spesso si accompagna a tali lavori, possono facilitare e scatenare una crisi epilettica. Dunque, la deprivazione di sonno, l’eventuale abuso di alcool (che in talune situazioni “ci può stare”, anche se probabilmente non è il caso di suo marito), un particolare stile di vita possono provocare crisi in soggetti che in realtà non sono epilettici;

-         i due farmaci che suo marito ha assunto (clobazam e carbamazepina, e successivamente solo carbamazepina), anche a dosaggi, mi pare di capire, non del tutto terapeutici, hanno comunque apparentemente controllato le crisi (assenza di crisi per almeno 4 anni), e ciò depone già favorevolmente per un sicuro controllo farmacologico anche in futuro, qualora fosse necessario continuare e magari aumentare le dosi;

-         in generale, in assenza di crisi epilettiche da più di 3-5 anni, ed anche con Elettroencefalogramma (EEG), praticamente normale (ma non sempre gli EEG devono negativizzarsi per forza), è giusta, come condotta neurologica, la riduzione fino alla sospensione del farmaco, perché può essere molto verosimile che si sia “guariti” dall’epilessia;

-         nel caso di suo marito, purtroppo, alla sospensione della carbamazepina (tegretol), dopo poco, si è ripresentata la crisi; tengo, però, a precisare che lo stile di vita “frenetico” non era cambiato, anzi forse si era accentuato (come pure la deprivazione di sonno);

-         con l’attuale terapia e col dosaggio indicato le crisi dovrebbero essere ben controllate e non ci dovrebbero essere fenomeni di refrattarietà al farmaco se questo aveva “già funzionato” una prima volta; in genere si diventa refrattari non tanto e non già perché si è sospeso un farmaco e poi ripreso, ma perché sono intervenuti fatti nuovi nell’evoluzione dei fattori patogenetici dell’epilessia che possono aver comportato una resistenza ad un farmaco precedentemente utilizzato ed efficace. Comunque, mi sento di tranquillizzarla totalmente perché, semmai non dovesse “funzionare” il Tegretol, abbiamo a disposizione “un armamentario” di farmaci antiepilettici, sia antichi che di nuova generazione, in grado di controllare completamente le crisi;

-         infine, mi sento ancor più di tranquillizzarla, perché mi pare di capire, dalla storia che ha raccontato, che probabilmente suo marito ha avuto sì delle crisi epilettiche, ma fondamentalmente non è un epilettico: in questi casi potrebbe bastare “aggiustare” lo stile di vita, dormire in maniera adeguata, pianificare la propria vita inserendo dei momenti di riposo e di relax associati magari ad una modica attività fisica (pur senza trascurare il lavoro), per far sì che le crisi epilettiche non si ripresentino più, tanto da poter sospendere anche la terapia farmacologica specifica (e magari assumere, temporaneamente, solo degli ansiolitici per aiutare a modificare lo stile di vita di cui sopra e garantire un adeguato numero di ore di sonno ristoratore).

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