Trattamento infusionale

Ho 36 anni e mi ritrovo da 6 anni a convivere con il mio amico Parkinson. Assumo 400mg di dopa+ tasmar+ requip 8 rl e da qualche mese, causa mal di stomaco, ho sostituito Requip con Neupro 12mg.

Un vero e proprio calvario. Mi hanno proposto il trattamento infusionale ma sono contrario. Mi potete aiutare con altra terapia sono disposto a venire a Roma per una visita?

Dopo alcuni anni di terapia con levodopa, i pazienti affetti da Malattia di Parkinson possono sviluppare una risposta errata al farmaco, con comparsa di fluttuazioni della risposta motoria e discinesie.
Le fluttuazioni motorie consistono in variazioni dello stato clinico durante la giornata, mentre le discinesie sono dei movimenti “anomali” che si sviluppano senza che vi sia la volontà di eseguirli.

Osservazioni sperimentali e cliniche effettuate sull’uomo, suggeriscono che la stimolazione dopaminergica continua può prevenire o migliorare le fluttuazioni motorie dei pazienti parkinsoniani. La somministrazione per via sottocutanea di apomorfina, mediante infusori portatili opportunamente programmati, si è dimostrata efficace nel controllare gli inconvenienti di una terapia pulsatile e rappresenta quindi una strategia terapeutica estremamente valida ed utile.

Tuttavia risulta di fondamentale importanza la selezione ed il management dei pazienti che devono sottoporsi a questa terapia. Tutti i pazienti con malattia di Parkinson hanno una potenziale indicazione al trattamento infusionale con apomorfina, in quanto questa strategia di somministrazione è quella che più si avvicina alla stimolazione dopaminergica fisiologica.
Purtroppo, come tutte le terapie che comportano anche un minimo di invasività (ago sottocute), l’indicazione viene data solo quando la terapia assunta per via orale non è più in grado di controllare in modo soddisfacente la sintomatologia. Pertanto hanno una indicazione al trattamento i pazienti che presentano periodi di blocco motorio, prolungato e/o non prevedibile, e movimenti involontari.

Le caratteristiche cliniche del “paziente idoneo” alla terapia infusionale sono:

  • una età compresa tra 30 e 70 anni (preferibilmente mai oltre i 75 anni)
  • assenza di gravi malattie sistemiche, con particolare riguardo alle malattie cardiovascolari
  • assenza di disturbi psichiatrici in anamnesi o segni di deterioramento mentale (valutabile con testistica neuropsicologica)
  • buona risposta alla levodopa e risposta ottimale al test acuto di apomorfina.


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