Ischemia midollare a seguito di secondo intervento endoscopico

Gentilissimi,

vi contatto dalla provincia di Torino, dove, giovedì 1 marzo, mio padre ha subito un intervento di inserzione di prolungamento prima protesi in endoscopia per AAT + AAA.

Come complicanza ne è derivata l'occlusione dell'aorta di Adamkievicz con conseguente ischemia midollare. Attualmente è ancora in terapia intensiva con drenaggio (T12-L1) del liquor, tenendo la pressione entro i 10/12. Dal momento che, oltre i movimenti dei piedi e delle dita del piede destro riacquistati, ha conservato anche la sensibilità superficiale dell'addome e degli arti inferiori, chiederei:

      -  se siete a conoscenza di possibili altri metodi di riabilitazione;
      -  che speranze si possono avere riguardo al recupero motorio e la percentuale di possibilità di rimanere paralizzato;
      -  se i danni sono reversibili e se c'è la possibilità di rivascolarizzazione.

Le condizioni generali di salute sono buone, a parte la ipercolesterolomia tenuta sotto controllo con statine ed un minimo di iperglicemia (120-140). Saremmo anche propensi ad un trasferimento presso il Vostro Centro qualora ci fossero delle speranze oppure se poteste consigliarci qualche esperto o centro specializzato presso i quali potremmo rivolgerci.

Nella speranza di un cortese riscontro alla presente, colgo l'occasione per porgere cordiali saluti.

Gentilissimo,

per darle una risposta esauriente mancano alcuni dati di discreta importanza come, ad esempio, l’età e la data di insorgenza del danno neurologico ma è comunque possibile effettuare alcune supposizioni costruttive.

Il danno ischemico, a meno che non subisca una rivascolarizzazione in pochi minuti, determina dei danni alle vie nervose midollari. Questi danni, se l’ischemia dura nel tempo (alcune ore), possono divenire irreversibili.
Il fatto che vi siano già dei recuperi motori ai piedi e che ci sia sensibilità è sicuramente un aspetto positivo, soprattutto se avvenuto a breve distanza dall’episodio ischemico acuto.

Questo potrebbe dimostrare che il danno neurologico non è completo e che dovrebbe ulteriormente progredire in senso positivo. Ovviamente è presto per poter affermare quale potrà essere l’entità di tale recupero e se potrà contemplare il raggiungimento di una buona/completa autonomia.

Le consiglio di rivolgersi quanto prima ad una struttura specializzata in riabilitazione delle lesioni midollari: è opportuno, dunque, un trasferimento di suo padre presso una Struttura dotata di Unità Spinale.