Prevenzione e diagnosi precoce delle tireopatie

I noduli tiroidei rappresentano oggi una realtà clinica estremamente frequente, soprattutto tra le donne. Tra le cause che hanno determinato tale incremento di diagnosi di noduli tiroidei, è senz’altro da annoverare la sempre maggiore sensibilità diagnostica dell’ecografia. Oggi infatti è possibile reperire noduli di pochi millimetri, che anni fa sarebbero stati scoperti molto più tardi. Peraltro la crescente esposizione a radiazioni ionizzanti e a tossici ambientali costituisce una condizione che favorisce l’insorgenza della patologia.

Fortunatamente, solo una grossa minoranza dei noduli sono di natura maligna, e anche in questo caso, la diagnosi precoce permette in moltissimi casi la risoluzione completa della malattia.

E’ fondamentale per questo motivo insistere su pochi elementi che possono favorire una diagnosi tempestiva di un problema alla tiroide.

Nella maggior parte dei casi i sintomi sono tardivi. Ci si accorge di un fastidio al collo solo quando il nodulo raggiunge dimensioni importanti, mentre spessissimo la scoperta di un nodulo tiroideo è “casuale”, nel corso di altri esami diagnostici (ad esempio doppler dei vasi epiaortici o TAC del torace). Per questo motivo è di fondamentale importanza individuare dei fattori di rischio che espongono a una maggiore probabilità di sviluppare una tireopatia. Primo su tutti, la familiarità.

La presenza di un parente con storia clinica di noduli, tiroidite o anche di un semplice distiroidismo costituisce già un segnale di allerta. L’esposizione a radiazioni ionizzanti è un altro motivo importante per andare a cercare una tireopatia in un paziente asintomatico. La carenza iodica, sebbene più rara al giorno d’oggi, deve essere sempre sospettata nei casi di endemia gozzigena, ovvero di alta incidenza di noduli tiroidei in una popolazione. Tale rischio è maggiore nelle zone lontane dal mare, o in quelle zone ove la supplementazione di iodio nelle acque non è adeguata.

Talvolta invece il paziente può avvertire una sintomatologia molto vaga, fastidio o peso sul collo, difficoltà ad inghiottire, dolore alla gola. Talvolta può comparire irritabilità, debolezza, nervosismo, difficoltà nella concentrazione e nell’esercizio.Nella maggior parte dei casi tali sintomi sono aspecifici, ma il loro riscontro merita senza dubbio un approfondimento diagnostico.La diagnostica del nodulo tiroideo è semplicissima, e può essere gestita in prima linea anche dal medico di famiglia. Un accurato esame obiettivo del collo già permette in molti casi l’individuazione di noduli tiroidei superficiali, o di alterazioni importanti della consistenza o del volume della ghiandola. L’ecografia tiroidea costituisce un esame assolutamente scevro da rischi, e permette una visualizzazione perfetta della tiroide, considerata la sua posizione anatomica superficiale. L’approfondimento con l’esame color-doppler aggiunge delle informazioni preziosissime sullo stato funzionale della tiroide, sull’eventuale infiammazione e sulla sua irrorazione sanguigna. Questo semplice esame permette già una valutazione importante del paziente e della sua condizione tiroidea.

La valutazione del profilo ormonale tiroideo (FT3, FT4 – gli ormoni tiroidei liberi, e TSH – l’ormone ipofisario che stimola la tiroide), per il quale è necessario un semplice prelievo di sangue a digiuno da cibo e farmaci, permette di valutare la funzione endocrina della tiroide, e quindi la diagnosi di eventuali stati di alterata funzione. L’insieme dei dati clinici, di laboratorio e dei dati di diagnostica per immagini permette un chiaro inquadramento diagnostico della patologia. E’ bene ricordare che le possibilità terapeutiche nelle fasi precoci di patologia sono molto più efficaci, e questo giustifica una maggiore attenzione alla diagnosi precoce delle tireopatie.

(a cura del Dott. Massimiliano Caprio, endocrinologo e ricercatore presso l'IRCCS San Raffaele e referente della branca di Endocrinologia presso il San Raffaele Termini e il San Raffaele Tuscolana)

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