IL GLAUCOMA: UNA PATOLOGIA ANCORA POCO CONOSCIUTA MA CHE PUO' CAUSARE LA CECITA'

IL GLAUCOMA: QUANDO ARRIVA NON SI VEDE. PIÙ.

Il glaucoma è una malattia neurodegenerativa ad eziologia multifattoriale. Seppur molto grave, è una patologia ancora poco conosciuta che può provocare lesioni irreversibili al nervo ottico. Se non diagnosticato in tempo può causare seri danni alla vista e, in alcuni casi, ipovisione e cecità. «Sono circa 55 milioni le persone colpite nel mondo – ha sottolineato la dott.ssa Maria Tomei, Oculista del Poliambulatorio San Raffaele di Termini - In Italia la malattia ha un’incidenza pari al 2% della popolazione in età superiore ai 40 anni, ma arriva al 3% oltre i 75 anni e al 4% oltre gli 80 anni. Il vero problema è che il 60% delle persone colpite non sa di avere la malattia».

 

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DIVERSI TIPI DI GLAUCOMA

Ne esistono diversi tipi: quello più frequente, il primario ad angolo aperto, asintomatico, ad andamento lento ma inesorabile, determina una progressiva atrofia ottica con perdita della funzionalità visiva. Esso decorre quasi sempre senza che il paziente si accorga di nulla. Il principale fattore di rischio è un aumento della pressione intraoculare. I principali segni clinici sono alterazioni della testa del nervo ottico con progressiva riduzione del campo visivo. Esiste poi quello ad angolo chiuso che può complicarsi in un attacco acuto di glaucoma con perdita visiva improvvisa.

PRIMA CHE SIA IL ”BUIO”, CONTRO IL GLAUCOMA GIOCARE D’ANTICIPO SI PUÒ.

Una diagnosi precoce permette di instaurare una corretta terapia, come ha spiegato la dott.ssa Maria Tomei, oculista del Poliambulatorio San Raffaele Termini, «il decorso della malattia può essere bloccato o rallentato e la funzione visiva conservata nella maggior parte dei pazienti». Gli esami necessari a diagnosticarla sono tonometria per il controllo della pressione intraoculare, esame del campo visivo, pachimetria corneale per la misurazione dello spessore corneale, OCT (Tomografia a coerenza ottica). «La diagnosi precoce – ha aggiunto l’esperta del San Raffaele - è fondamentale perché i progressi sia farmacologici che chirurgici permettono di dare una risposta terapeutica adeguata ad ogni singolo caso».

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