Autismo: identikit di una sindrome

E’ il più comune dei disturbi pervasivi dello sviluppo, colpisce 5 bambini su 10.000 ed è 2-4 volte più frequente tra quelli di sesso maschile che in quelli di sesso femminile. Si tratta di bambini che non riescono a sviluppare relazioni sociali normali, hanno problemi nello sviluppo del linguaggio, assumono comportamenti compulsivi e ritualistici e non sviluppano un’intelligenza normale. Stiamo parlando di autismo, disturbo complicato e ancora avvolto nel mistero. Basti infatti pensare che ancora non se ne conoscono con certezza le origini: pur essendo stato stabilito con certezza che l’autismo non è causato da scarse attenzioni dei genitori, da difficili condizioni infantili o dalle vaccinazioni, la causa specifica non è stata ancora pienamente compresa, sebbene si tratti chiaramente di una patologia biologicamente determinata. A partire dal sesto mese di vita e sempre prima dei tre anni, piano piano una costellazione di sintomi legati a questo disturbo comincia a comparire. Sintomi del bambino autistico: Non ha atteggiamenti affettuosi ed evita il contatto visivo. Preferisce giocare da solo e non stringe legami interpersonali, soprattutto al di fuori della famiglia. Non usa il contatto visivo e le espressioni sociali per stabilire legami sociali (non usa le mani per indicare oggetti o persone), né è in grado di interpretare gli umori e le espressioni altrui. Ha una mimica facciale povera: non sorride o non risponde al sorriso altrui. Fa movimenti ripetitivi con il corpo, come dondolarsi o battere le mani, estraniandosi dal mondo esterno. Ripete in modo monotono e ripetitivo parole o frasi sentite in precedenza. Presenta un comportamento impulsivo: è aggressivo verso di sé o verso gli altri. Non gioca in modo simbolico (come “far finta che” un oggetto, ad esempio una matita, diventi un aeroplano) Mostra angoscia di fronte a cambiamenti apparentemente banali nella routine quotidiana. La diagnosi nasce da una costante osservazione del bambino in un contesto di gioco e da un dialogo attento con i genitori e gli insegnanti. Prendere in considerazione i sintomi sopra elencati è dunque importante: rivolgendosi tempestivamente ad un centro specializzato di neuropsichiatria infantile grazie ad una diagnosi precoce si potrebbe aiutare lo sviluppo del bambino. I primi segnali vengono in genere sottovalutati in quanto il bambino è ancora molto piccolo ed è difficile individuare le anomalie in quelli che sono gli ambiti maggiormente colpiti: le relazioni sociali, il linguaggio ed il comportamento. L’autismo, pur presentando dei tratti in comune, non è un ritardo mentale, ma nella maggior parte dei casi è riscontrata anche questa patologia. Per questo motivo quelli che sono i sintomi dell’autismo possono essere confusi, e le diagnosi vengono fatte in genere verso i 6 anni o anche più tardi. Questo, purtroppo, ritarda le possibilità di accedere a programmi educativi precoci che aiutano a ridurre i disturbi comportamentali, quali l’autolesionismo o i gesti ripetitivi. L’approccio terapeutico non è standardizzato: la prognosi e i possibili interventi sono fortemente influenzati dal grado di capacità linguistiche che il bambino ha acquisito. La terapia farmacologia è limitata a ridurre problemi specifici di comportamento come l’aggressività e l’autolesionismo. I bambini con quoziente intellettivo (QI) normali possono invece essere aiutati dalla psicoterapia, volta alla correzione delle difficoltà sociali. Nei casi più gravi (con bambini con QI inferiore alla media) il primo passo consiste nel creare un canale comunicativo per far uscire il bambino dall’isolamento trovando, in altre parole, un linguaggio condiviso. Una delle tecniche più usate è il Pecs (picture exchange communication system), che utilizza parole scritte e disegni e fatti su cartoncini: palla; libro; panino: si comunica giocando, senza l’obbligo di usare le parole. Si riesce a rompere quel muro di incomunicabilità che rappresenta l’aspetto più complicato del disturbo e che in genere aumenta la frustrazione del bambino che si chiude ancora di più in sé stesso. Questi bambini hanno in molti casi delle abilità particolari, legate ad esempio ad una memoria prodigiosa: a tre anni riescono a finire puzzle dai pezzi piccolissimi o sono capaci di disegnare riproducendo un’immagine nei più piccoli dettagli. L’autismo Savant: piccoli geni incompresi Ci sono dei rari casi in cui le capacità degli autistici sono davvero sorprendenti. Ad esempio Kim Peek (noto per aver inspirato il celebre film “Rain Man”, interpretato da Dustin Hoffman), oggi 54enne, riesce a leggere due pagine contemporaneamente, una con l’occhio destro e una con il sinistro, ricorda a memoria ogni parola di circa 9.000 libri e la mappa di tutte le grandi città americane. Lui è uno dei membri della comunità che i neurologi definiscono “savant”. Quello che si sa del cervello di Peek è che non ha corpo calloso, una lamina che unisce l’emisfero destro a quello sinistro e la cui funzione è quella di filtrare le informazioni, e che la parte destra del cervelletto, che coordina i movimenti e permette i ragionamenti complessi, è rotta in più frammenti. Il suo test di intelligenza indica un ritardo mentale (Kim non sa mettersi le scarpe e si infila la camicia al contrario), ma limitandosi alla capacità di ritenere informazioni, Kim raggiunge quota 189. Albert Einstein prese “solo“149.

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