L’arte del Kendo al San Raffaele Sulmona

Tra le discipline sportive praticate dai pazienti del San Raffaele Sulmona partecipanti al “Progetto Sport Disabili”, il Kendo ha risvegliato in modo particolare il nostro interesse. Per saperne di più su questa antica disciplina, incontriamo il maestro Milo Tommaselli, istruttore di kendo diplomato all’Accademia di scherma di Napoli.


Ma questa parola, kendo, cosa significa?

I due ideogrammi  Ken e Do possono essere tradotti in italiano con “Via della spada” o più precisamente con “Via di formazione dell’essere umano attraverso i metodi di allenamento propri della scherma". Oggi il Kendo viene proposto come sport ma in realtà è un’arte marziale, codificata nel 1750 per ridurre al minimo il pericolo di ferite nell’addestramento.


Qual è la differenza tra sport ed arte marziale ?

L’arte marziale differisce dallo sport se non altro per la sua precisa intenzione di forgiare secondo ben determinate caratteristiche, oltre il corpo, anche il carattere e la mentalità di chi le pratica, coltivando, ad esempio, decisione, risolutezza, regalità, benevolenza, adattabilità ad ogni circostanza.

Infatti, ed anche se ciò può sembrare strano, in una gara di kendo, per essere considerato valido, un colpo, oltre l’effettiva capacità di taglio, deve soddisfare diversi requisiti, tra i quali: eleganza, precisione, potenza e consapevolezza.


E cosa ci dice dell’esperienza con i pazienti del San Raffaele Sulmona?

I pazienti della struttura hanno iniziato e stanno proseguendo con successo un lavoro verso quella sempre maggiore consapevolezza mentale e fisica che è alla base del Kendo come di tutte le arti marziali.

La pratica del Kendo è la ricerca di un’espressione psico-corporea piena, completa. La respirazione gioca un ruolo fondamentale permettendo, per quel che è possibile, di neutralizzare blocchi e rigidità. Le “grida rituali” che accompagnano i movimenti consentono poi di sfogare ansia e frustrazioni.


Tommaselli ci illumina, infine, con una considerazione che ci piace molto:

La disabilità non è mai esistita nel kendo: su internet è possibile trovare immagini di atleti su sedia a rotelle, senza un braccio o addirittura senza gambe né protesi, partecipare ad allenamenti e/o a gare insieme ai “normodotati”. D'altro canto in letteratura e quindi in numerosi film, non di rado i protagonisti sono spadaccini non-vedenti”.


Ancora una volta lo sport si rivela uno straordinario mezzo per abbattere ogni barriera!

Vota questo contenuto