La scrittura come terapia: una poetessa al San Raffaele Cassino

Maria Luigia Cipriano è una poetessa e una scrittrice, autrice di testi teatrali e vincitrice di premi letterari.
Un po’ della sua poesia l’ha portata al San Raffaele Cassino, nel Centro di diagnosi e cura del Parkinson, malattia con la quale convive da oltre 15 anni.
Maria Luigia è originaria dell’Irpinia, terra bella, martoriata e sofferente e, con la sofferenza, Maria Luigia ha un rapporto di familiarità: per la sua esperienza con la malattia di Parkinson e per quella vissuta con un altro male, il cancro.
E da questa esperienza, in particolare, è nata una raccolta di poesie – "In via Confine" - , i cui proventi sono stati devoluti all’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro).

La scrittura è la sua terapia, la sua arma contro il male, la sua ragione di vita.

Della sua esperienza – tutt’ora in corso – al San Raffaele Cassino, Maria Luigia racconta volentieri e con parole non solo di stima e di apprezzamento per la qualità e l’efficacia delle cure riabilitative ma anche e soprattutto di affetto e di riconoscenza nei confronti di tutto il personale che l’ha assistita: la Dottoressa Francesca De Pandis,  – “una donna in gamba, un medico e, soprattutto, una persona  eccezionale” – i fisioterapisti, gli infermieri – gli operatori tutti.

Maria Luigia ha portato le sue parole, i suoi versi all’interno della Struttura di Cassino, facendone dono a tutti, quotidianamente, perché – ci dice - “non ho mai avuto l’impressione di essere in una struttura  di cura, mi sono sentita veramente a casa e  ho sentito sempre di poter essere me stessa, anche durante il ricovero ho continuato a scrivere”.

Maria Luigia – con altri pazienti della Struttura – ha partecipato ad un protocollo di sperimentazione che ha introdotto la pratica del Tai-Chi – una antica disciplina orientale – nella cura dei pazienti parkinsoniani.

Si tratta di una pratica, come ci spiega la Dott.ssa De Pandis, che ha molti fondamenti in comune con le tecniche di riabilitazione motoria normalmente utilizzate: la ricerca dell’equilibrio sia fisico che mentale, l’attenzione e la concentrazione sui singoli movimenti necessari a creare della figure armoniose.

E’ stata una esperienza molto stimolante per tutti i pazienti” – continua la De Pandis – "e in particolar modo per Maria Luigia che ha utilizzato la sua vena letteraria per mettere per iscritto le sue impressioni sui benefici fisici e mentali di questa pratica, facendosi così interprete e portavoce di tutti i  pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione”.

La terapia del Parkinson” – conclude la Dott.ssa De Pandis – “passa anche e soprattutto attraverso la creazione di un ambiente “familiare” per il paziente; il rapporto umano non solo è fondamentale per il processo terapeutico ma può diventare anche, come in questo caso, un’occasione di crescita e di arricchimento per coloro che sono coinvolti, a vario titolo, nella cura del paziente. La sensibilità e la poesia della Signora Cipriano sono stati, in questo senso, una terapia anche per noi.”.

 

 

Per un sorso di luce

 

Aria spruzzata di mammole e viole.
Indugio alla finestra
per respirare rosa
e per una tregua al mio giorno senza posa.
Mi calo,
serena,
nella culla dell'infinito ove s'addormenta la tempesta quotidiana.
All'improvviso, uno sparo...
Sgomenta mi desto.
Sanguina l'ala impallinata
della bianca colomba che ha lasciato il nido
per bere un sorso di luce.
Corre corre, felice e ansante il carnefice
alla zolla purpurea ove la sua piccola preda giace.
Innocenza violentata...
S'autunna il mio cuore,
e serro la finestra alle dolcezze della sera
del mite aprile.


(Maria Luigia Cipriano)

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