Equiorto: il progetto di Villa Buon Respiro che coltiva la salute

Perchè con i piedi per terra sono tutti, a loro modo, abili

Nuovo di zecca il progetto “Equiorto” promosso dal Centro di Riabilitazione “Villa Buon Respiro” di Viterbo con il supporto tecnico della neonata ed omonima Società Agricola. Ha poco più di un mese di vita ma ha già raggiunto la velocità di regime utilizzando la terra per costruire un ponte solido tra disabilità e agricoltura. Da piccolo orto di campagna ad una vera e propria attività riabilitativa, asserisce Fabrizio Calisti, Medico Responsabile dell’Unità Operativa di Disabilità Adulta della struttura della tuscia. «Proprio così, con una velocità di regime» spiega il medico, «il semplice progetto di avvicinare gli  ospiti della struttura affetti da disabilità intellettive alla terra, come approccio non farmacologico da associare alle più tradizionali terapie cliniche, è oggi una realtà ben più strutturata. Non solo più allevamento e coltivazione, ma anche vendita di prodotti all’esterno, dal produttore al consumatore».  

 

Venti ettari di terreno, milletrecento piante di olivo e una molteplicità di ortaggi di stagione per una attività che avvicina il disabile al mondo del lavoro, della responsabilità e delle gratificazioni intrinseche, un’attività che coniuga l’esperienza emozionale all’acquisizione di vere esperienze professionali. «E’ un’attività», continua Calisti, «che rafforza l’autostima di chi è coinvolto direttamente, ponendo l’accento sulle capacità del singolo di creare, di realizzare, di curare piuttosto che sui limiti connessi alla patologia spesso accompagnati da atteggiamenti autolesivi».

Un progetto che, passando dalla preparazione del terreno e dei solchi a quello dell’impianto di irrigazione, dalla raccolta dei prodotti coltivati alla promozione di mercatini solidali, assume un valenza sociale e riabilitativa fondamentale. I ritmi di produzione non incalzanti, la partecipazione di tutti al risultato finale, la non aggressività della natura, il senso di responsabilità che matura quando ci si prende cura di “qualcuno” ed il contatto con l’ambiente naturale sono passi fondamentale di un percorso riabilitativo che si impone di andare oltre il  tradizionale approccio clinico. Che si impone di “progettare” un mondo dove tutti sono a loro modo abili, quale che sia il livello culturale e le condizioni intellettive. Perché le piante e gli animali non discriminano nessuno e, soprattutto, non si voltano dall’altra parte.

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