Allergie: quando il nemico è microscopico

I sintomi descritti per la prima volta 194 anni fa

«Una sensazione di calore e pesantezza agli occhi, prima lungo i bordi delle palpebre, specialmente negli angoli, e poi in tutto l’occhio. E quindi il rossore, il prurito, il bruciore, poi la sensazione di costrizione nel petto e la difficoltà a respirare. Il tutto accompagnato da una debolezza diffusa, perdita di appetito e di forza muscolare e sonni inquieti».

John Bostock descriveva così, 194 anni fa, i sintomi di una rinite allergica ipotizzando per la prima volta una correlazione tra stagione primaverile e allergie. Era il 16 marzo quando il medico londinese presentò nel corso di una conferenza alla Royal Medical and Chirurgical Society of London  “Un caso di affezione periodica degli occhi e del torace”. «Un vero e proprio flagello», come lo definì «che gli faceva compagnia sin da bambino e che arrivava puntualmente con l’arrivo della bella stagione».

Ma cosa è cambiato a distanza di due secoli? Da quel primo caso di “hay fever”, raffreddore da fieno, come venne battezzata da subito la patologia?

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Eaaci, European Academy of Allergy and Clinical Immunology, entro il 2025 più del 50 per cento degli europei soffrirà di allergie che già sono al quarto posto tra le malattie croniche più diffuse sul pianeta. Ne sono colpiti oltre 65 milioni di europei, più del  30% di italiani, almeno 15 milioni di individui, con numeri in allarmante crescita tra i bambini.

Ma cosa è l’“allergia”? «E’ un segnale di allarme in un individuo», spiega la dott.ssa Megon Breasciani, allergologa dei poliambulatori romani del San Raffaele  «nei confronti di fattori esterni legati anche all’ambiente, come il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico, allo stile di vita e ad aspetti emotivi che il corpo ci suggerisce chiaramente di non poter più tollerare, provocando pertanto una sorta di infiammazione».

Benchè la stagione dei pollini ancora coincida senz’altro con il periodo di maggiore insorgenza dei fenomeni allergici, l’allergia del XXI secolo, non è più solo un problema primaverile.

«Ma sempre di più», puntualizza il medico, «la letteratura scientifica punta l’attenzione sull’infiammazione da cibo come una delle componenti più importanti della reattività allergica». Al primo posto nella classifica dei cibi allergizzanti, secondo la FAO (Food and Agricolture Organization), c’è il latte. A seguire soia e uova.

Altro aspetto da non trascurare è quello emozionale. Lo asserì già nel 2001 al Congresso Europeo di allergologia di Berlino Rita Levi Montalcini evidenziando che le emozioni e lo stato emotivo dell’individuo possono avere un’influenza importante sulla risposta infiammatoria e allergica dell’organismo. «La citochina, più nota come NGF, Nerve Growth Factor», proteina che le valse il premio Nobel, «entra in circolo quando l’organismo si trova in un momento percepito come in qualche modo rischioso, la particella immunologica, in queste circostanze, innalza i livelli di istamina facilitando la reazione allergica».

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