Alzheimer, il 21 settembre la giornata mondiale

Cosa accade al cervello di una persona affetta da tale patologia e come prevenirla? Ce lo spiega il Prof. Piero Barbanti

21 settembre: giornata mondiale dell’Alzheimer, la malattia che “ruba la mente”. Una patologia che affligge sempre più persone, anche a causa dell’innalzarsi dell’età media.

Nel mondo 24 milioni di individui soffrono di una forma di demenza, e il 70 % di loro ha l’Alzheimer. Il dato incredibile è che nel 2050 quadruplicherà il numero di soggetti affetti da tali patologie, salendo a 100 milioni.

Ma cosa accade al cervello quando ci si ammala di Alzheimer? Ce lo spiega Piero Barbanti, primario neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana: «Quello che è intuitivo pensare è che il cervello diventi “più piccolo”, in realtà va incontro a un’atrofia. Il meccanismo è molto strano: si tratta dell’accumulo di una proteina, presente nel nostro organismo, chiamata proteina precursore dell’amiloide. L’enzima gamma secretasi, come se fosse un paio di forbici, taglia questa proteina lungo una linea tratteggiata, in modo che il frammento che cade si possa dissolvere. Invece, nel caso nella malattia di Alzheimer, agisce una “forbice diversa” che taglia male questa proteina, di conseguenza i frammenti si accumulano formando delle placche di amiloide. Ebbene l’amiloide che si accumula induce neurodegenerazione».

«Ad oggi», continua, «non esiste una vera e propria cura per l’Alzheimer, esistono terapie sintomatiche, che possono attenuare un po’ i sintomi. Sono stati fatti tantissimi tentativi e ci sono investimenti di miliardi di dollari sulla ricerca nel campo di tale patologia».

Quello che è importante, oltre alle attuali terapie farmacologiche, è la prevenzione. «Noi immaginiamo», conclude il neurologo, «che l’Alzheimer sia come una mannaia che grava su di noi: in realtà noi possiamo far qualcosa. La prevenzione, in età giovanile e adulta, è legata allo stile di vita, e in questo caso non sono previsti farmaci, ma bastano la dieta mediterranea, l’attività fisica e l’impegno intellettuale».

Come sempre, quindi, prevenzione è la parola chiave. In 7 mosse, infatti, è possibile evitare l’insorgere della patologia. Si tratta di precise indicazioni, individuate da esperti di livello internazionale, che riguardano lo stile di vita e l’alimentazione: tenere sotto controllo i livelli di rame, limitare il consumo di frutti di mare, aumentare il consumo di alimenti vegetali, assumere maggiori quantità di alimenti ricchi di vitamina E, fare attività fisica per 30 minuti al giorno, ridurre l’assunzione di grassi saturi e trans-saturi, aumentare il consumo di alimenti ricchi di vitamina B12 e B6. Sette semplici mosse che possono determinare un futuro migliore.

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