SmartCARE: la riabilitazione del futuro è a domicilio

Presentato in Regione il nuovo progetto dell’IRCCS Pisana: una piattaforma interattiva che permetterà alle persone colpite da ictus di effettuare cure riabilitative a casa propria

Una piattaforma interattiva per la riabilitazione cognitiva e neuro-motoria del paziente colpito da ictus, installata a domicilio e controllata attraverso un satellite.

Non si tratta di fantascienza, ma di SmartCARE, nuovo progetto del San Raffaele presentato ieri presso il Consiglio Regionale del Lazio. Diverse le aziende e figure professionali coinvolte nel team di ricerca che ieri hanno illustrato obiettivi e procedure operative di questa iniziativa “corale”, che ha intenzione di rivoluzionare l’approccio terapeutico nel delicato periodo di riabilitazione che segue un ictus cerebrale.

Per il San Raffaele, all’incontro erano presenti il Prof. Massimo Fini, Responsabile Scientifico dell’IRCCS, il bio-ingegnere Francesco Infarinato, project manager di SmartCare, e Patrizio Sale, Responsabile scientifico e medico del progetto.

Al tavolo dei lavori anche il Vice Presidente della Commissione Sanità della Regione Lazio, Antonello Aurigemma, Nazzareno Marchesi e Lucio Bardelli per ITSLAB, Luigi Gallo del CNR-ICAR, per Alpha Consult, Claudia Maltoni, e Paolo Binelli per l’Associazione A.L.I.C.e. Italia.

Ma come funzionerà questo strumento? La piattaforma di riabilitazione neuromotoria su cui è al lavoro l’équipe scientifica sarà installata presso il domicilio del paziente e governata in remoto da fisioterapisti in carne e ossa.

Altro punto fondamentale del progetto è la cosiddetta gamification del momento riabilitativo: le attività terapeutiche saranno cioè pensati come serious game, costruite cioè come una sorta di video game di nuova generazione, interattivi e capaci di leggere con un sensore i movimenti del corpo, in modo da fornire al paziente il necessario feedback sulla corretta esecuzione degli esercizi quotidiani.

Ognuna delle diverse figure professionali coinvolte nel team SmartCARE contribuirà in diversa misura, ciascuna con le proprie expertise, allo sviluppo del progetto.

Per quanto riguarda il San Raffaele, il contributo dell’Istituto capitolino, come spiegato dal Prof. Fini, si concretizzerà nella sperimentazione clinica e scientifica del device di riabilitazione nonché nella valutazione dei pazienti colpiti da ictus, pre, durante e post trattamento riabilitativo: responsabili del progetto sono Francesco Infarinato e Patrizio Sale, che si occupano in prima persona delle fasi di progettazione e operative in ambiente domestico e clinico.

I ricercatori del centro di via della Pisana nei prossimi mesi osserveranno gli effetti che l’utilizzo della piattaforma di tele riabilitazione sortirà su diciotto pazienti, che vedranno installati presso il proprio domicilio, questo avanzato dispositivo. Oltre alla sperimentazione clinica, il San Raffaele garantirà un apporto fondamentale anche attraverso la valutazione di fattibilità del Comitato Etico.

«A causa dell’aumento di cronicità e disabilità – ha aggiunto il Prof. Fini - in questi anni sono notevolmente cambiati i bisogni di salute degli italiani. Questo progetto è un’occasione fondamentale per il Sistema Sanitario Nazionale per rispondere a queste mutate necessità».

In Italia sono 200.000 i cosiddetti pazienti “confinati”, soggetti che da un punto di vista logistico a causa di lesioni di grave entità, risultano impossibilitati nell’accesso alle cure. La risposta ai bisogni di queste persone è proprio ciò a cui punta SmartCARE. Attraverso il collegamento satellitare, hanno calcolato gli studiosi, sarà possibile garantire le cure riabilitative a domicilio anche a quel 2% di persone, con difficoltà di accesso e non raggiunte da nessun tipo di collegamento digitale.

Una riduzione del 50% dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale è il primo, ma non unico, obiettivo dello studio sperimentale, cofinanziato da Esa e Asi (Agenzia Spaziale Europea e AgenziaSpaziale Italiana).

SmartCARE intende avvicinare le cure al paziente e non viceversa: una simile rivoluzione tecnologica permetterà di ridurre sensibilmente per la Sanità Pubblica i costi di assistenza alle persone colpite da ictus, le cui stime parlano di 3,5 miliardi di euro annuali. Una riduzione che però, promettono gli studiosi, non influenzerà la qualità del servizio reso né l’efficacia delle cure riabilitative. Abbandonare una concezione “ospedalocentrica” è un’opportunità imperdibile, per la Sanità come per i pazienti.

Innovazione e assistenza terapeutica: un binomio che rappresenta un terreno di sperimentazione e ricerca in cui l’IRCCS sta muovendo passi importantissimi.

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