Lavorare in rete nell’era dell’interconnessione

Lunedì 8 maggio il convegno organizzato con il contributo dell’Università Telematica San Raffaele Roma

“Lavorare in rete nell’era dell’interconnessione”: questo il titolo del convegno che si terrà lunedì 8 maggio dalle ore 9.30 alle ore 13.30 presso la sede della Confindustria.

«Il piano nazionale Industria 4.0 può rappresentare l’occasione partendo da zero per stabilire nuovi rapporti di collaborazione tra Accademia ed Industria», afferma Enrico Garaci, Rettore dell’Università Telematica San Raffaele Roma, una delle istituzioni organizzatrici del convegno. «Se da un lato il piano prevede investimenti massicci nell’innovazione anche attraverso il credito d’imposta, il superammortamento e l’iperammortamento dall’altro lato è necessario un piano di formazione secondo le direttrici chiave di Industria 4.0 che finora è assolutamente carente. Si calcola che circa 3000 manager dovrebbero essere formati e specializzati su temi 4.0. Le Università possono svolgere a questo fine un ruolo determinante». In particolare il Rettore dichiara che l’Università San Raffaele che ha promosso il parco scientifico Technoscience ha tutti i requisiti per assolvere a questo importante impegno di formazione.

«Il grande spirito innovativo di industria 4.0 è stato da noi ben recepito grazie alla partecipazione, nei processi di formazione ed integrazione necessari al compimento della quarta rivoluzione industriale, di importanti centri di ricerca del Lazio e non solo, come Università Telematica San Raffele Roma, Consorzio Mebic, Dipartimento di Ingegneria Elettronica dell’Università di Tor Vergata, IRCCS San Raffaele, S3Opus e a società con forte connotazione tecnologica quali Cisco System, Celab, Captkis, Seeti, che permettono di unire il respiro internazionale ad una forte innovazione come da linee guida delle politiche nazionali espresse dal ministro Calenda», afferma Stefano Di Rosa, Direttore PST Technoscience – San Raffaele.

«Per i Centri di Ricerca la trasformazione di brevetti accademici in realtà industriali in ottica 4.0, attraverso la gestazione del Parco Technoscience, aprirà nuovi e significativi sviluppi di mercato e nuove opportunità lavorative e/o riqualificando e ricollocando figure già esistenti e/o creandone di nuove come ad esempio professionalità a cavallo tra competenze mediche e ingegneristiche. Altresì, questa rivoluzione industriale, tenderà a responsabilizzare la figura del ricercatore equiparandola a quella anglo-sassone di Project Manager esercitando un potere attrattivo di contrasto alla fuga di cervelli e richiamando scienziati già in fuga», dichiara Augusto Orsini, Presidente PST Technoscience – San Raffaele.

«Industria 4.0 è un’occasione irripetibile per lo sviluppo delle Tecnologie per la Vita, ampliando i confini delle più note Biotecnologie. L’apporto ingegneristico si avvarrà infatti dei continui sviluppi in ambiti come la sensoristica, l’automazione, la robotica, la nanoelettronica e nel vasto settore dell’ICT, per la realizzazione di tool di nuova generazione in grado di rivoluzionare, ad esempio, il settore biomedicale. Si pensi all’utilizzo di sensori “wearable” per il monitoraggio continuo dei pazienti attraverso dispositivi diagnostici per genomica, proteomica o metabomica, biomarcatori, dispositivi minimamente invasivi realizzati con materiali biocompatibili, sensori che rendono concreta la possibilità di creare reti di teleassistenza multidisciplinare che utilizzino in modo ottimale gli strumenti dedicati che l’informatica ed il wireless stanno sviluppando», afferma Franco Giannini, Past Vice Rettore Università Tor Vergata.

«L’assenza di provider industriali in grado di fornire soluzioni End-To-End in ambito Digital Manufacturing impone la necessità di impostare partnership complementari. Di fatto, la catena del valore che va istituita nell’ambito dei programmi innovativi afferenti nello specifico al Piano Nazionale Industria 4.0 presenta fondamentalmente il contributo sequenziale di cinque “players”: i fornitori di equipaggiamenti, gli operatori, i platform provider, i system integrator e gli application provider. Ritengo che il System Integrator (PST), almeno in questa fase iniziale, debba identificare una “nicchia” specifica (ad esempio Pharma) e realizzare partnership con grandi platform players (Cisco). Analogamente il System Integrator dovrà impostare partnership con i fornitori di applicazioni, cioè i player immediamente a valle. Solo successivamente il System Integrator potrà estendere il suo campo d’azione a vertical industriali “confinanti”, uscendo dalla “nicchia”. Cisco dal canto suo ha già in essere partnership con i più importanti operatori a livello nazionale (TIM, Fastweb, Vodafone), di fatto l’anello a monte nella succitata catena del valore», conclude Giuseppe Viglialoro, Manager PMP, Cisco Systems Italy.

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