Pals: Parkinson Alliance for better Life Solutions, un nuovo progetto per il paziente parkinsoniano

Al San Raffaele Cassino le nuove frontiere della cura e del trattamento della malattia di Parkinson

Un incontro dall’alto valore medico e scientifico quello che si è tenuto il 30 maggio presso il San Raffaele Cassino. Durante l’incontro sono stati illustrati i principali obiettivi di “PALS: Parkinson Alliance for better Life Solutions”, un progetto che intende fornire uno strumento dedicato al paziente e finalizzato a migliorare la conoscenza della malattia, fornendo dei contenuti educazionali e di formazione nonché un sistema organizzato ed organico di consigli pratici per adattare le proprie abitudini di vita alla malattia, nelle sue varie fasi. Scopo è inoltre fornire consigli per migliorare la sintomatologia presente e ritardare o evitare la comparsa di sintomi nuovi che siano associati alla malattia e che possono verificarsi nei distretti corporei più colpiti dalla malattia (approccio multidisciplinare).

Responsabile scientifico dell’evento, la Dottoressa Maria Francesca De Pandis, responsabile del Centro per la cura e la prevenzione del Parkinson della struttura cassinate. Hanno partecipato, tra gli altri, il Professore Fabrizio Stocchi e la Dottoressa Laura Vacca, rispettivamente responsabile e medico del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma.

«La malattia di Parkinson – ha dichiarato la Dottoressa De Pandis - è una delle più complesse da trattare e gestire sia da parte dei clinici sia da parte dei pazienti. Spesso i neurologi la definiscono “le malattie di Parkinson” a testimoniare che ogni paziente, ogni persona affetta da malattia di Parkinson, è un mondo a sé e come tale va gestita e trattata. Alla complessità intrinseca legata alla manifestazione dei sintomi si aggiunge spesso la comorbidità che caratterizza la malattia neurologica. Le manifestazioni della malattia possono, come è noto, colpire in percentuali variabili e con sintomatologia più o meno intensa distretti corporei e funzioni fisiologiche tra le più disparate, richiedendo l’assistenza e il supporto non solo del neurologo ma anche di altre figure sanitarie (medici, terapisti e personale infermieristico altamente specializzato) che possano comporre un team multidisciplinare dedicato all’assistenza e alla cura della persona malata. Diventa inoltre essenziale che la persona malata acquisti consapevolezza e realizzi quello che il mondo anglosassone definisce il Patient Empowerment, cioè il processo attraverso il quale la persona acquisisce controllo e consapevolezza maggiori rispetto alle decisioni e azioni (o comportamenti) che possono avere conseguenze (in positivo o negativo) sulla sua salute (cit. OMS)».

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