Anticorpi monoclonali, la rivoluzione nel trattamento dell’emicrania cronica

Prof. Barbanti a Geo: «l'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma primo Istituto in Europa a utilizzarli»

Una persona su sette nel mondo soffre di emicrania, ben 6 milioni solo in Italia. La rivoluzione nella cura di una patologia che può diventare altamente invalidante quando si manifesta ripetutamente, fino a raggiungere la cronicità (15-20 attacchi al mese), arriva dall’utilizzo di sostanze chiamate “anticorpi monoclonali”, famiglia di cui fa parte “Erenumab” il nuovissimo farmaco, approvato appena 10 giorni fa, che entrerà in commercio in Italia nel 2019.

«Erenumab, che prende il nome dal principio attivo, è il capostipite di una famiglia di farmaci che, come fossero dei cecchini, entrano nell’organismo e agiscono specificamente sul CGRP, una piccola proteina che viene liberata dalla terminazione trigeminale che a sua volta innerva i vasi meningei inducendoli a dilatarsi e innescando così l'attacco doloroso. Bloccando il recettore per il CGRP nei soggetti con emicrania cronica si ottiene un doppio effetto: da una parte si evita l’infiammazione e dall’altra si arresta la trasmissione centrale del dolore», spiega a Geo su Rai 3 il Prof. Piero Barbanti, primario neurologo dell'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, primo Istituto in Europa a utilizzare anticorpi monoclonali nel trattamento dell’emicrania.

«Elemento fondamentale di questi nuovi trattamenti è la tollerabilità», continua il Prof. Barbanti, «recenti studi effettuati su migliaia di persone dimostrano infatti che non c’è differenza tra chi prende il placebo e chi prende il farmaco: gli effetti collaterali sono praticamente nulli. Una vera e propria rivoluzione, se si pensa che dal 20 al 40% dei soggetti interrompe la cura con i vecchi farmaci proprio a causa degli eventi avversi. I risultati a un anno dimostrano che nel 65% dei pazienti si riduce di almeno la metà il numero di episodi. Addirittura c’è un 42% che riduce del 75% e un 26% di persone che dopo un anno non ha più attacchi».

Il San Raffaele ha attualmente la più alta casistica di pazienti mai trattata, avendo arruolato nei protocolli persone provenienti da tutta Europa. Un altro passo avanti sarà la creazione, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, di un registro nazionale con l’intenzione di creare numeri affidabili, di censire gli emicranici cronici in coordinamento con gli altri Centri sul territorio nazionale. «In Italia, secondo le ultime stime», conclude il Prof. Barbanti, «sono ben 2.800.000 i soggetti che hanno più di 4 attacchi al mese, numero che rappresenta il limite oltre il quale si passa alla cronicizzazione della malattia».

Guarda il servizio intero andato in onda il 29 maggio 2018 a Geo su Rai 3

Vota questo contenuto
Commenti

Pubblica un commento

Captcha