Musica e cervello a suon di Spritz

Il Prof. Rossini al Mercato Centrale Roma per parlare di neuroscienza e musica


Qual è il segreto che rende la musica così importante per il nostro cervello? Se ne parla al prossimo evento targato NEUROSpritz, giovedì 30 gennaio, alle ore 20:30, presso lo “Spazio Fare” del Mercato Centrale Roma. Ospite il Professor Paolo Maria Rossini, Capo del Dipartimento di Neuroscienze dell’IRCCS San Raffaele di Roma, con un intervento dal titolo “Il cervello musicale: l'armonia delle sinapsi”. La neuroscienza si veste dunque a festa per uscire da aule e convegni e avvicinare la ricerca scientifica a giovani e appassionati di scienza. NEUROSpritz vede infatti l’organizzazione di aperitivi serali con l’intento di far conoscere al pubblico come funziona il nostro cervello in modo interattivo. Ce lo ha spiegato il Professor Rossini.


Che rapporto esiste tra musica e cervello?


“La percezione e l’elaborazione della musica da parte del cervello e più in generale, le correlazioni neurali con la musica, rappresentano un campo di ricerca di grande interesse e importanza nell’ambito delle scienze cognitive. Come ampliamente dimostrano le pubblicazioni specializzate dedicate all’argomento, uscite a partire dai primi anni del XXI secolo e che utilizzano varie tecniche di neuroimmagini funzionali. La musica fa da sottofondo alla maggior parte della nostra vita dandoci piacere, stimolando i ricordi e facendo condividere emozioni. Ha effetto sulla memoria e può rafforzare le capacità di espressione. Il cervello è un sofisticato sistema di apprendimento, dalle vibrazioni esterne elabora i suoni veri e propri, sia per quanto riguarda la parola sia per il suono e la musica prodotta da strumenti musicali”.


Quali sono i sistemi neurali impegnati nella percezione della musica?


"Negli adulti la percezione e l’elaborazione della musica avvengono attraverso sistemi neurali complessi, in maniera predominante a livello dell’emisfero destro del cervello, specializzato in funzioni che permettono di decodificare i toni, il timbro, la melodia, l’armonia, la struttura e il significato della musica. Questi sistemi neurali specializzati comprendono non solo le aree uditive primarie, ma anche quelle secondarie, di più alto livello integrativo, nel lobo temporale, parietale e frontale.


Un quesito d’estremo interesse per le neuroscienze è se esista una predisposizione neurobiologica, evolutasi con la specie umana, che ha permesso la produzione e la comprensione della musica, o se invece tutto ciò sia il risultato culturale dell’esposizione alla musica, come avviene nella vita delle singole persone, dall’infanzia in poi, fino agli alti livelli d’esperienza che riguardano i musicisti. Studi di neurofisiologia hanno dimostrato l’esistenza di una specializzazione cerebrale proprio in quest’ultimi: le risposte elettriche cerebrali alla presentazione di stimoli musicali sono più ampie rispetto a quelle dei non musicisti, e ciò avviene anche nel caso in cui siano presenti irregolarità musicali.


Nei musicisti esperti, l’elaborazione delle musica coinvolge, oltre ai sistemi dell’emisfero destro, anche altri a livello dell’emisfero sinistro, legati a capacità più estese. Un altro aspetto interessante riguarda la stretta correlazione con il sistema sensorimotorio: l’attivazione di questo è sempre presente nei musicisti anche durante il semplice ascolto di brani musicali in quanto nel loro bagaglio di esperienze racchiudono anche quelle motorie, riguardanti la padronanza nell’uso di uno strumento musicale. Nei musicisti esperti si sono evidenziate modifiche plastiche del cervello, legate alla lunga durata di esposizione alla musica e le tante ore di esercizio quotidiano con il proprio strumento".


Musica e riabilitazione


"Un particolare campo di interesse è infine quello della sanità, dove si utilizza la musica per migliorare, mantenere o recuperare le funzioni cognitive, emozionali e sociali e per fare rallentare la progressione di determinate malattie. La musicoterapia si rivela particolarmente utile nel caso di pazienti affetti da disturbi motori o da demenza e di bambini con capacità speciali. Dal momento che attiva quasi tutte le regioni del cervello, la musica serve soprattutto per recuperare attività linguistiche e motorie. Quando si fa o si ascolta musica si mettono in azione regioni del cervello coinvolte nelle emozioni, nella conoscenza e nel movimento. La musicoterapia favorisce la neuro-plasticità, compensando così i deficit delle regioni cerebrali danneggiate”.


Per scoprirne di più, sulle note degli attuali studi, tra musica e cervello l‘appuntamento è per il 30 gennaio, ore 20:30, Mercato Centrale Roma. Entrata libera.

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