Antonio, una giovane promessa del Tennis in carrozzina

Nel reparto di Riabilitazione Neuromotoria e nell’Unità Spinale del San Raffaele Sulmona dirette dal Prof. Giorgio Felzani, incoraggiando la pratica sportiva per la riabilitazione post-traumatica, in presenza di passione e talento, si scoprono degli sportivi promettenti decisi ad iniziare un percorso agonistico. Uno di questi è Antonio Cippo, 24 anni, di Pratola Perigna, che 2 anni fa è stato ricoverato presso il SR Sulmona a seguito di un incidente di moto. La sua è una storia piena di coraggio e determinazione, Antonio infatti, ha dimostrato di possedere una forte tenacia e grandi risorse fisiche e psicologiche e anche grazie alle cure di tutto lo staff del Prof. Felzani è riuscito a ottenere degli ottimi risultati. Oggi Antonio si allena per diventare uno dei protagonisti italiani del Tennis in Carrozzina e da dicembre parteciperà a delle amichevoli con gli atleti del Wheelchair Tennis onlus di Roma, iniziando così l’attività agonistica che gli permetterà di prepararsi per il campionato nazionale del 2010.

Intervista ad Antonio Cippo

Chi era il ragazzo di 22 anni fino al giorno prima dell’incidente?

Ero una persona molto solare, perennemente impegnato, amavo divertirmi come ogni ragazzo della mia età. Amavo il mio lavoro e le persone di cui mi circondavo. Ero un grande filantropo e amante della vita.

Qual era la tua vita?

Mi occupavo di vendita al pubblico di piante da giardino, progettazione e realizzazione di spazi verdi e di giardini. Nonostante il mio lavoro mi abbia sempre tenuto occupato per molte ore al giorno, lo sport ha sempre avuto un ruolo di primo piano nella mia vita, avevo una squadra di calcetto per giocare i vari tornei della zona, 2 volte a settimana facevo free climbing (ndr è lo sport con cui ci si arrampica sulla roccia), sport che amavo, scoperto ai tempi del liceo e mai abbandonato e nei giorni liberi ero solito fare delle escursioni in montagna.

Com’è cambiata la tua vita?

La mia vita è cambiata profondamente. Dopo l’incidente e la lesione al midollo spinale non è stato più possibile occuparmi del mio lavoro. Ho dovuto rivedere anche lo sport e le mie passioni in quanto nessuna delle precedenti era più fattibile dopo un trauma del genere. Ho dovuto comprare una nuova casa perché la precedente non sarebbe mai stata adeguata alle mie esigenze e ho cambiato molti luoghi che frequentavo abitualmente perché non tutti erano accessibili in sedia a rotelle. L’unica passione rimasta costante è la musica, suono la chitarra e canto da ormai 8 anni. Dopo la fase post acuta, la musica è stata la prima cosa che ho ripreso e che mi ha ridato gioia e fatto capire che per fortuna non tutte le cose che facevano parte di me sarebbero cambiate. Ho capito, in una situazione del genere, quali siano realmente le persone importanti nella vita; quelle che non mi hanno mai abbandonato nel lungo percorso riabilitativo e al ritorno a casa. C’è stata un’auto selezione delle mie vecchie compagnie; amicizie ulteriormente consolidate e amicizie perse, vecchi amori scomparsi e nuovi amori arrivati. Non posso descrivere in poche righe tutti gli effettivi cambiamenti, ma già da quel poco che ho descritto finora si capisce che adesso vivo praticamente un’altra vita.

Chi è Antonio oggi?

Antonio oggi è rimasta la persona solare di una volta. Sono cambiate le priorità e gli obiettivi della mia vita, ma non è cambiato il mio modo di affrontare tutto con tenacia e caparbietà, con il sorriso e con la voglia di vivere, di dire sempre la mia e di far capire al mondo che nulla potrà mai togliermi la mia positività. Sono una persona molto attiva e impegnata, pratico sport quotidianamente e oltre al tennis adoro nuotare.

Qual è stata la tua esperienza al San Raffaele Sulmona?

Il reparto di Riabilitazione Neuromotoria e l’Unità Spinale del Prof. Felzani come ti sono stati di aiuto? L’esperienza al San Raffaele è stata molto positiva, sia in fase post traumatica che nel ricovero successivo. Ho avuto la fortuna di essere ricoverato in un’unità spinale tra le più attrezzate e funzionanti distante solo 5 km da casa e quindi oltre al poter contare su un’equipe medica, infermieristica e fisioterapica eccezionale, ho avuto il vantaggio dell’appoggio costante di tutti i miei familiari e degli amici migliori in un periodo molto particolare e difficilissimo. Sono riuscito grazie all’importante aiuto del personale altamente specializzato, sempre molto disponibile e “di cuore”, a sentirmi al sicuro come se fossi stato a casa mia. Senza di loro non sarei mai riuscito a superare con serenità i 6 mesi di ricovero post traumatico. Sono tornato a casa consapevole di cosa avrei dovuto affrontare da quel giorno con le “diverse abilità” acquisite. Il periodo di ricovero oltre ad essere stato riabilitativo psicofisicamente è stato a tutti gli effetti una sorta di addestramento a superare ogni difficoltà. Ho dovuto imparare di nuovo come da bambino il modo di affrontare anche le più piccole cose della vita: vestirmi, alzarmi dal letto, lavarmi e poi uscire di casa e guidare. Sono tornato a casa come una persona nuova, con la consapevolezza di dover vivere con una grave disabilità permanente, e al tempo stesso con un’autonomia personale massima che mi avrebbe consentito di non dover dipendere da nessuno, di fare tutto con le mie capacità e le mie forze. È stato un grande traguardo per me e motivo di gioia per le persone che mi hanno aiutato e sostenuto per tutto questo tempo.

Come è nata la tua passione per il Tennis?

La passione per il tennis è nata grazie ad una manifestazione sportiva per disabili organizzata dal San Raffaele Sulmona in collaborazione con il Wheelchair Tennis onlus di Roma nel mese di settembre del 2007.

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