La rinascita di Mosè


C’è una realtà a Velletri dove si arriva allettati, attaccati ad un ventilatore, nutriti attraverso una sonda e si esce sulle proprie gambe, respirando e mangiando in modo naturale. Questo è il San Raffaele e la testimonianza del signor Mosè, classe 1935 e ricoverato nel reparto di Pneumologia Riabilitativa diretto dal Prof. Franco Pasqua, ne è una prova tangibile.

Intervista

Domanda:
Signor Mosè fino a qualche mese fa lei era una persona come ce ne sono tante, con una vita normalissima e tranquilla. Poi cos’è successo?

Risposta:
Stavo per partire per le vacanze estive quando il mio medico di famiglia mi ha assegnato delle comuni analisi. Sfortunatamente da un ecodoppler è risultato che avevo un aneurisma all’aorta addominale e sono stato operato d’urgenza.

Domanda:
Dopo l’operazione cos’è successo?

Risposta:
Purtroppo mi sono ritrovato ad essere letteralmente una larva umana. Ero intubato, non riuscivo a mangiare, a parlare e a muovermi. Come persona avevo del tutto perso la mia dignità.

Domanda:
Come è arrivato al San Raffaele di Velletri?

Risposta:
Dopo un mese di ospedale ero ancora lì, inerme su quel letto e in quelle condizioni. Per fortuna ho dei figli meravigliosi, che hanno preso in mano la situazione e hanno chiesto il trasferimento nel reparto di pneumologia riabilitativa diretto dal Prof. Franco Pasqua.

Domanda:
Ecco e lì in 40 giorni è stato “rimesso in piedi”, quali sensazioni ha provato?

Risposta:
In quei giorni finalmente mi sono sentito un essere umano! Al San Raffaele Velletri posso dire con convinzione di aver ricevuto un’assistenza medica assoluta. Per me sono tutte persone meritevoli di ogni affetto: da subito ho trovato medici alla mano, premurosi e attenti; anche con le logopediste e con i terapisti in palestra ho sempre avuto un grande feeling, penso che siano tutti dei ragazzi straordinari e bravissimi. Stare adesso qui con voi e parlarne tranquillamente ne è una prova tangibile!

Domanda:
Signor Mosè, in conclusione della nostra intervista vogliamo sapere: sopra ogni cosa, cos’è che aveva perso con l’operazione e poi ritrovato grazie all’impegno delle persone che lavorano per il San Raffaele Velletri?

Risposta:
Indubbiamente l’indipendenza. Sono tornato a vivere autonomamente nella mia casa di Foggia, la mia amata città. Ogni tanto vado a fare la spesa al mercato, passo dalla farmacia, mi preparo da mangiare e così via… mi sento un uomo libero!  

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