Dislessia, un problema che si può superare

Sempre più spesso capita di sentir parlare di ‘dislessia’. Il termine che deriva dal greco dys e lexis significa letteralmente ‘cattiva dizione’ e sta ad indicare un disturbo selettivo nell’apprendimento della lettura in bambini con un livello cognitivo nella norma, assenza di deficit neurologici e neurosensoriali, livello socio-economico ed istruzione adeguati.
Ma cosa implica questa oramai diffusa patologia, quali sono le cause, quali le cure?

Lo abbiamo chiesto al professor Davide Tufarelli, Direttore del Dipartimento di Scienza della Comunicazione Umana del San Raffaele Pisana:In una classe di 25 bambini in media almeno uno è dislessico. Non sono state ancora del tutto chiarite le basi neurobiologiche e neuropsicologiche della patologia, le ricerche più frequenti confermano l’ipotesi di un’origine costituzionale escludendo senza dubbio l’idea di un disturbo relazionale come fattore causale”.

Quando è possibile effettuare una prima diagnosi?
Una diagnosi puntuale della dislessia evolutiva è possibile esclusivamente a partire dalla seconda elementare quando cioè i bambini dovrebbero aver ormai automatizzato il processo di lettura e di scrittura. Essenziale è che la diagnosi sia il risultato ottenuto dal lavoro di una équipe multidisciplinare (neuropschiatra infantile, foniatra, psicologo, logopedista, psicomotricista) in grado di analizzare tutte le competenze che il bambino possiede ossia le sue capacità cognitive, di apprendimento, le abilità prussico-spaziali, il linguaggio e la memoria”.

Quali sono i campanelli d’allarme?
Il bambino con Dislessia Evolutiva legge in modo lento e faticoso e commette numerosi errori sia nella lettura che nella scrittura, inversioni, sostituzioni ed omissioni di lettere e numeri. Confonde, ad esempio, lettere visivamente simili (b/d, m/n), suoni analoghi (c/g, d/t), ha problemi ad automatizzare le tabelline e ad eseguire semplici calcoli a mente, non comprende ciò che legge”.

Una volta effettuata la diagnosi esiste una riabilitazione specifica?
Certamente sì ed esistono soprattutto centri specializzati a questo scopo. La prima tappa della riabilitazione consiste nel lavorare sui disturbi del linguaggio. In ciò è fondamentale la figura del logopedista che insegna ai bambini ad articolare i suoni, ma basilare risulta il contributo di genitori ed insegnanti. E’ essenziale che intorno al piccolo si costituisca una rete che coinvolga l’équipe riabilitativa, la famiglia e la scuola poiché da questo collegamento dipende gran parte dell’esito dell’interventi proposti”.

Cosa suggerisce agli insegnanti?
Anzitutto di non pretendere compiti che il bambino ha difficoltà a portare a termine, evitare di farlo leggere ed evitare la dettatura, concedere tempi maggiori per l’esecuzione dei compiti scritti. E ancora, fornire mezzi alternativi per lo studio quali: uso del registratore per le spiegazioni, del computer per scrivere, della tavola pitagorica o calcolatrice per la matematica”.

 

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