Identikit dello Scompenso Cardiaco

Lo Scompenso Cardiaco (SC) o Insufficienza Cardiaca (IC), che in Italia colpisce circa un milione di persone*, è una condizione durante la quale il muscolo cardiaco diventa progressivamente più debole e perde la capacità di pompare in modo soddisfacente, in tutto il corpo, una quantità di sangue adeguata alle esigenze metaboliche dell’organismo. L’insorgenza della patologia può essere causata da una varietà di disturbi, dall’infarto alle patologie cardiache pregresse, che modificano la struttura del cuore così come condizioni non correlate direttamente al cuore: diabete mellito, ipertensione non controllata o malattie infettive.


Colpisce prevalentemente gli anziani in una fascia di età tra i 65 e gli 80 anni e pertanto è caratterizzata da comorbidità che ne rendono ancora più complicata la diagnosi, la cura e l’assistenza. Lo scompenso cardiaco è infatti in forte crescita a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, dell’aumento del tasso di sopravvivenza dopo un infarto e anche a causa dei mutati stili di vita Si stima* che il tasso di mortalità sia del 30% a un anno dalla diagnosi, 50% a 5 anni. Eppure meno di una persona su dieci è in grado di identificare almeno tre dei sintomi più comuni dello scompenso cardiaco e quando si manifestano di solito si lascia passare del tempo prima di rivolgersi ad un medico.


Negli stadi più precoci, alcuni soggetti possono addirittura non manifestare alcun sintomo mentre altri possono non dare peso a disturbi come l’affaticamento o la dispnea. Nella maggior parte dei casi, però, la congestione di fluidi nei tessuti genera quelli che sono i principali sintomi dello scompenso: difficoltà respiratorie, affanno, gonfiore a livello di piedi e gambe, carenza di energia e spossatezza, sonno disturbato per la carenza d’aria. Ancora possono subentrare gonfiore addominale e perdita di appetito, tosse, aumento della minzione notturna, confusione, perdite di memoria quali conseguenze di una cattiva irrorazione del cervello.


Cruciale la diagnosi precoce che potrebbe rallentare se non addirittura prevenire la patologia. I progressi compiuti negli ultimi anni permettono infatti di intervenire con efficacia, migliorando la sopravvivenza. Per prima cosa è importante rivolgersi ad uno specialista che analizzerà l'anamnesi e lo stile di vita del paziente e sottoporsi ad un ecocardiogramma, successivamente, mediante approfondimenti clinico-strumentali, potrà essere definita la causa.


In seguito alla diagnosi il paziente potrà iniziare un percorso terapeutico che prevede, in primis, un cambiamento dello stile di vita (come ad esempio smettere di fumare, praticare dell’esercizio fisico leggero, diminuire l’assunzione di sale e altri cambiamenti simili nella dieta), nell’assunzione di farmaci (ACE-inibitori, beta-bloccanti, antagonisti della neprilisina e inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio) e talvolta, nell’utilizzo di dispositivi o nella pratica di interventi chirurgici (pacemaker, defibrillatori, bi ventricolari).


* Dati Associazione Italiana Scompensati Cardiaci (AISC).

 

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