Approvato il primo farmaco contro l'Alzheimer dopo vent’anni. Il Prof. Rossini: “terapia incide sull’andamento della malattia”.

Via libera della FDA (Food and Drug Administration), negli Stati Uniti, al primo trattamento Alzheimer, messo a punto dall’azienda farmaceutica Biogen, dopo quasi venti anni. Si tratta  di un anticorpo monoclonale (Aducanumab), una molecola che dovrebbe contrastare la formazione delle placche amiloidi nel cervello, una delle cause di questa forma di demenza che colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo, provocando la progressiva degenerazione del sistema nervoso con perdita di memoria e delle funzioni cognitive, fino ad annullare del tutto la capacità di interazione del paziente. La decisione della FDA è stata presa nonostante l'opposizione della commissione indipendente di esperti dell'agenzia e di altri esperti in materia di Alzheimer, secondo i quali non ci sono prove sufficienti che dimostrino che il farmaco possa davvero aiutare i pazienti. Il farmaco consiste in una iniezione al mese per via endovenosa che nella terapia contro l'Alzheimer contribuirebbe a rallentare il declino cognitivo dei pazienti che si trovano allo stadio iniziale della malattia.


Si tratta del primo trattamento che interessa il decorso e non si limita ad aggredire i sintomi della demenza, come sottolinea il Prof. Paolo Maria Rossini, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’IRCCS San Raffaele di Roma, “l’anticorpo monoclonale, a differenza dei due ultimi farmaci che incidevano solo su alcuni sintomi, modifica l'andamento naturale della malattia e la sua progressione. È il primo farmaco dopo vent' anni che sembra poter aiutare i malati, ma non sarà per tutte le persone colpite da Alzheimer” - continua il prof. Rossini. “Questo nuovo farmaco è il primo in grado di interferire con uno dei tanti "killer", la proteina beta-amiloide ma per quello che ricordo ha potenziali effetti collaterali come microemorragie cerebrali” - avverte – “chi lo farà, stimo in Italia circa centomila pazienti candidali, se ci sarà l'ok da parte dell'EMA e dell'AIFA, dovrà sottoporsi a risonanze magnetiche e aver documentato la presenza della proteina beta-amiloide. Sappiamo che circa il 30 per cento dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer non sono associati alla presenza di questa sostanza e quindi in questi casi la cura non avrebbe effetto. Inoltre, l'Aducanumab adatto per le forme lievi, non per le manifestazioni acute o moderate, il che riduce ulteriormente la fascia cui destinare il trattamento”.

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