Tumore al seno: la diagnostica per immagini alla base del percorso di prevenzione

Il nastro rosa che contrassegna da anni il mese di ottobre è pensato per richiamare la nostra attenzione sull’importanza della prevenzione per le donne. In particolare si puntano i riflettori sui tumori al seno e sui controlli periodici fondamentali per individuare, anche precocemente, casi da monitorare o su cui intervenire. Di fatto le tecnologie di ultima generazione e la competenza di medici specialisti dedicati, permettono di avere risposte in tempi rapidi e sempre più precise.


Mammografia, ecografia e risonanza magnetica mammaria sono tre strumenti che supportano il percorso diagnostico, i primi due sono essenziali nel percorso di prevenzione, che rappresenta un cammino costante a cominciare dai 20 anni di età, quando è consigliato di effettuare l’autopalpazione del seno una volta al mese.Se non ci sono diverse indicazione mediche, tra i 30 e i 40 anni, l'esame indicato è l'ecografia, unitaalla visita clinica con palpazione del seno, da fare una volta l’anno. La mammografia segna l'inizio dei controlli senologici di screening,va eseguita a partire dai 40 anni, salvo indicazioni diverse, motivate da rilievi patologici.E’consigliata ogni 12-24 mesi nella fascia fino ai 45 anni - in base ai fattori di rischio - e ogni 12 mesi dai 45 anni in poi.


Oggi “l’evoluzione tecnologica ci permette di utilizzare apparecchiature per la mammografia attraverso i mammografi a tomosintesi, che – spiega Daniele Vricella, radiologo dell’Unità Diagnostica per immagini dell’IRCCS San Raffaele Roma - consentono un'analisi più dettagliata e strato per strato del tessuto ghiandolare mammario”.


La mammografia e l'ecografia sono metodiche diverse con una diversa capacità di analizzare il tessuto ghiandolare mammario. “La prima usa i raggi X (radiazioni ionizzanti), la seconda gli ultrasuoni (quindi del tutto innocua e ripetibile) – afferma Vricella - la mammografia è molto sensibile nel rilevare le microcalcificazioni e le"distorsioni" della struttura del tessuto ghiandolare, che spesso possono essere il primo segno del tumore al seno.L'ecografia è altresì più sensibile nel definire formazioni cistiche, noduli solidi strutturati e dilatazione dei dotti ghiandolari, anche nell'ambito di un tessuto ghiandolare molto denso all'analisi mammografica. Queste differenze le rendono tra di loro complementari, rafforzando l'efficacia e la sensibilità diagnostica nello studio del seno”.


Un ulteriore esame d'imaging senologico è la risonanza magnetica, che viene utilizzata come controllo di seconda istanza nel caso emergano dubbi diagnostici, rilievi di non univoca interpretazione o per quesiti clinici specifici.

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