Lecanemab è il nuovo farmaco contro l’Alzheimer. Una speranza? Su ‘Ohga’ l’intervista al Prof. Rossini dell’IRCCS San Raffaele

Lecanemab è un anticorpo monoclonale a cui l’FDA statunitense ha appena dato l’autorizzazione per il trattamento della malattia di Alzheimer. Tale clamore risiede nel fatto che, modificando l’evoluzione naturale della malattia, si è dimostrato in grado di rallentarne il decorso. ‘Ohga’, la testata giornalistica specializzata in salute e benessere, ne ha parlato con il Prof. Paolo Maria Rossini, Direttore del Dipartimento Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’IRCCS San Raffaele per indagarne il funzionamento e le prospettive future.

In Italia si contano oltre 500mila pazienti colpiti dall’Alzheimer. In America 6,5 milioni. La malattia è capace di distruggere in modo irreversibile le cellule del cervello compromettendo la memoria, le capacità di pensiero e di linguaggio. Ad oggi non esiste però una cura. Con prudenza, ma ottimismo il Prof. Rossini ha acclamato l’approvazione del Lecanemab, il secondo di una nuova categoria di farmaci approvati per la malattia, dopo aducanumab.

“Rispetto a tre anni fa insieme rappresentano due armi in più all’interno di un armamentario desolante” spiega. “Fino ad oggi avevamo solamente farmaci sintomatici, capaci cioè di ridurre i sintomi della malattia, dall’agitazione al disorientamento, senza però interferire con la malattia sottostante. Questi invece sono i primi che modificano la curva di peggioramento naturale della malattia. Su una persona di 70 anni con una malattia progressiva che toglie l’autonomia come l’Alzheimer, lecanemab potrebbe ridurre il costo personale e sociale della sua gestione e garantire una buona qualità di vita per un periodo di tempo più lungo”.

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