News > Nuovi strumenti diagnostici per la NAFLD/NASH: il San Raffaele Roma in prima linea con il progetto LIPANTO
Comprendere meglio la NAFLD/NASH per arrivare a strumenti diagnostici sempre più precisi, tempestivi e utili nella pratica clinica. È questo l’obiettivo del progetto LIPANTO – Lipoprotein, Inflammatory and Pro-atherogenic profile in NAFLD/NASH: potential novel diagnostic tools, che vede impegnato l’IRCCS San Raffaele Roma in un’attività di ricerca orientata all’innovazione diagnostica in un ambito di crescente rilevanza clinica e epidemiologica.
Supervisionato dal prof. Massimiliano Caprio, Responsabile dell’area di ricerca pre-clinica di Endocrinologia Cardiovascolare presso l’IRCCS San Raffaele Roma e Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università Telematica San Raffaele, il progetto si concentra sull’analisi dei profili lipidici, infiammatori e pro-aterogeni associati alla malattia epatica steatosica, con l’obiettivo di approfondire i meccanismi biologici coinvolti e individuare potenziali nuovi strumenti per la diagnosi e la stratificazione del rischio clinico. LIPANTO si inserisce nell’ambito di un bando a cascata del Partenariato Esteso HEAL ITALIA (PE00000019) ed è finanziato attraverso il PNRR – Missione 4, Componente 2, Investimento 1.3, con il contributo dell’Unione europea – NextGenerationEU.
“La NAFLD/NASH rappresenta oggi una sfida sempre più rilevante per il sistema salute, sia per l’elevata diffusione sia per la sua stretta relazione con alterazioni metaboliche, infiammatorie e cardiovascolari. In questo scenario” dichiara Caprio, “il progetto intende, infatti, offrire un contributo concreto all’avanzamento della ricerca, generando conoscenze utili a migliorare l’identificazione dei pazienti e a rafforzare l’efficacia dei percorsi diagnostici”.
L’obiettivo è valutare la possibilità di utilizzare un approccio di biopsia liquida, basato su un semplice prelievo di sangue, per la diagnosi e il monitoraggio della steatosi e della fibrosi epatica nel contesto della NAFLD/NASH per l’identificazione di specifiche firme circolanti, costituite da profili lipoproteici e marcatori infiammatori, in grado di riflettere lo stadio di malattia e il rischio cardiovascolare associato.
“Per il raggiungimento di tali obiettivi” sottolinea Caprio, “lo studio integra un approccio traslazionale che combina ricerca preclinica e clinica: gli esperimenti su modello murino sono stati condotti presso l’IRCCS San Raffaele, mentre la coorte clinica, comprendente pazienti con sovrappeso, obesità e/o diabete mellito di tipo 2, è stata reclutata a Palermo”.
Nel modello murino di NAFLD/NASH, l’induzione mediante una dieta specifica ha determinato alterazioni istopatologiche epatiche sovrapponibili a quelle osservate nell’uomo, caratterizzate da accumulo lipidico e infiammazione. Il trattamento con un antagonista del recettore mineralcorticoide non ha evidenziato effetti significativi né sull’accumulo lipidico epatico né sui marcatori infiammatori.
Tuttavia, è stata osservata una significativa modulazione della fibrosi epatica, fase avanzata della patologia. In particolare, il trattamento ha determinato una riduzione dei livelli della proteina profibrotica TGF-β1 e un incremento dell’espressione della proteina MMP13, implicata nei processi di degradazione della matrice extracellulare.
Nel complesso, questi dati indicano un effetto selettivo dell’antagonismo del recettore dei mineralcorticoidi, con un’azione mirata sui processi fibrotici, in assenza di modificazioni rilevanti del contenuto lipidico epatico e dello stato infiammatorio.
Tali risultati forniscono evidenze precliniche a supporto del ruolo dell’antagonismo del recettore dei mineralcorticoidi nel modulare la progressione della NAFLD/NASH nelle fasi più avanzate.
Nel complesso, il progetto evidenzia il potenziale traslazionale di specifiche firme circolanti, come strumenti diagnostici minimamente invasivi per il monitoraggio della risposta terapeutica, con possibili ricadute nell’ambito della medicina di precisione.