News > Il 70% degli italiani non sa di essere iperteso
Settanta individui su cento non sanno
di soffrire di ipertensione.
Ciò significa che non fanno nulla per prevenire l’aggravarsi di questa malattia e le gravi conseguenze che possono derivarne: dalla cardiopatia ischemica all’infarto fino allo scompenso cardiaco. C’è di più. Fra i pazienti (30 su 100) che sono consapevoli di soffrire di ipertensione più della metà (il 60%) non si cura in maniera adeguata e non riesce a raggiungere un controllo dei valori pressori, molto spesso perché le indicazioni del medico sono disattese e anche talvolta anche per l’inadeguatezza della diagnosi e della cura prescritta.
Eppure oggi esistono centri avanzati e in possesso di professionalità e strumenti diagnostici in grado di prendere d’anticipo queste patologie cardiache. Elettrocardiogramma, ecocardiogrammma, test da sforzo e monitoraggio dell’elettorcardiogramma nelle 24 ore secondo Holter sono le tecnologie delle quali un ambulatorio cardiologico efficiente deve essere dotato.
Ne abbiamo parlato con il professor Maurizio Volterrani, Responsabile della divisione di cardiologia riabilitativa IRCCS San Raffaele Pisana.
Dottor Volterrani, cosa rischia chi soffre di ipertensione?
L’ipertensione è una delle cause principali dell’arteriosclerosi e quindi per cardiopatia ischemica, che una è malattia delle coronarie all’interno delle quali si crea un’ostruzione al flusso di sangue di sangue. Da questo “tappo” deriva una mancanza di ossigeno al tessuto del miocardio che determina l’ischemia cardiaca. Se questa dura nel tempo alcune cellule muoiono del cuore e si ha l’infarto.
Ma si può fare qualcosa?
Con i farmaci e le procedure messe a punto oggi la cardiopatia ischemica può essere curata. Ma prima si sceglie di tenere la situazione sempre sotto il controllo di uno specialista meglio è. Chi ha una cardiopatia ischemica e magari ha anche avuto un infarto deve essere seguito perché rischio di sviluppare uno scompenso cardiaco, che è una patologia cronica cardiaco, che è una patologia cronica.
Più in particolare, in cosa consiste lo scompenso cardiaco?
Paradossalmente la possibilità di trattare i pazienti che hanno sofferto di cardiopatia ischemica ga “creato” una nuova malattia e cioè l’insufficienza ventricolare sinistra che si manifesta con l’incapacità del muscolo cardiaco di pompare abbastanza sangue.
Come mai? Cosa succede?
“Nel tessuto dove c’è stata una lesione cellulare si forma una cicatrice. Ciò comporta una minore capacità di contrarsi del muscolo e una serie di processi che tendono a far dilatare il cuore.
Di qui lo scompenso cardiaco…
Esatto, che a sua volta determina ristagno di liquido nel corpo e nei polmoni. Anche in questo caso la visita cardiologia permette di diagnosticare il problema e, attraverso indagini strumentali che permettano di seguire il processo di rimodellamento, di prevenire le aritmie attraverso una terapia adeguata.