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La dott.sa Piciullo affronta il tema dei ragazzi con deficit cognitivo

4 Marzo 2010

 

Intervista alla dott.sa Antonella Piciullo, responsabile dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile di Villa Buon Respiro. Per affrontare il tema dei ragazzi con deficit cognitivo, prendiamo spunto dalla storia di Mattia, paziente diciannovenne e ospite della struttura da 3 anni.

Domanda
perché un ragazzo con un deficit cognitivo può arrivare ad essere allontanato dalla propria famiglia?

Risposta
generalmente è l’aggressività, che se non contenuta può essere pericolosa. Nel caso di Mattia avevamo trovato di fronte a noi un ragazzo che era stato cresciuto dalla mamma e dalla nonna, di conseguenza senza riferimenti maschili. La mamma in particolare per lui rappresentava tutto il suo mondo e dunque era su di lei che sfogava tutta la sua aggressività.
Mattia è arrivato a Villa Buon Respiro con una terapia principalmente basata su farmaci necessari a superare il problema comportamentale, in sovrappeso e con lo sguardo assente. Era accompagnato dalla mamma notevolmente provata e impaurita dal comportamento del figlio.

Domanda
veramente noi abbiamo conosciuto un ragazzo allegro, amato dai suoi compagni di scuola e bravo nello sport… come è stata possibile una tale trasformazione?

Risposta
innanzitutto, dietro quella facciata di ragazzo aggressivo e con lo sguardo basso l’equipe ha da subito preso in considerazione la persona e la sua dignità.
Su Mattia abbiamo costruito un progetto riabilitativo di tipo cognitivo comportamentale. Lo abbiamo preso in carico inserendolo in un ambiente familiare (casa famiglia) e in vari programmi terapeutici.
Siamo riusciti a eliminare del tutto gli psicofarmaci. Il nostro intervento riabilitativo, infatti, si è basato mettendo al centro la persona.
Quindi, si è lavorato sul comportamento, sulle relazioni, sulle regole e sulla gestione delle emozioni. Questo gli ha anche permesso di recuperare un rapporto sano con sua madre; quando dopo due mesi e mezzo di lontananza si sono rivisti, assistere al loro incontro è stato per tutti molto emozionante.

Domanda
a un ragazzo come Mattia, quale futuro si prospetta?

Risposta
noi concentriamo i nostri sforzi proprio in una prospettiva di futuro; sia per questi ragazzi che per la società stessa. Con la mia equipe miriamo all’integrazione, all’autonomia personale e sociale e all’inserimento nei luoghi di origine.
La nostra è un’attività dinamica, facciamo moltissimi laboratori e progetti. La nostra arma vincente è: lavorare in rete coinvolgendo la scuola, le istituzioni e i genitori per ottenere risultati condivisi.
Oggi Mattia frequenta il liceo socio-psico-pedagogico, segue tutte le materie dei suoi compagni con un programma personalizzato ed è un ragazzo perfettamente integrato nella sua classe.
Altri progetti in cui è stato inserito sono quelli di autonomia sociale; riabilitazione equestre; riabilitazione in acqua; l’uso delle risorse urbane e dei mezzi pubblici; la realizzazione e il doppiaggio dei cartoni animati “SOS Ambiente”  e “Diversi da chi?”. Durante la settimana della cultura partecipa a spettacoli dove la sua classe viene in massa ad applaudirlo!

Domanda
se pensiamo che prima Mattia andava a scuola con due persone che lo tenevano sottobraccio e non lo facevano entrare in classe a causa dei suoi comportamenti aggressivi, quello che è accaduto è un piccolo miracolo. Ma dopo la scuola cosa succederà?

Risposta
il vero goal con Mattia sarà se in futuro potrà stare in una casa famiglia protetta e avere un lavoro.
Villa Buon Respiro organizza dei tirocini per avviare i ragazzi con deficit cognitivi ad una professione. Per dare continuità operativa ai nostri pazienti e alle loro famiglie si è pensato di strutturare un progetto pilota di tirocinio di lavoro guidato presso i centri commerciali di Viterbo.
L’esperienza  di tirocinio di  lavoro protetto si propone  di realizzare  pienamente l’integrazione coniugando l’aspetto riabilitativo  con quello  esperenziale-lavorativo.
Tale progetto è importante per rafforzare l’autostima e il senso del sé del ragazzo,  mediante l’attribuzione di compiti ed incarichi  dimensionati alle competenze sociali e cognitive possedute al livello attuale, e programmando esperienze lavorative di successo sempre più  coinvolgenti e complesse.
Il nostro obiettivo con questi giovani pazienti è quello di renderli delle persone autonome e ben integrate nella società, per il bene di tutti.