News > Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori: le frontiere della ricerca del San Raffaele
Medicina di precisione per le malattie neurodegenerative, robotica nella riabilitazione post-ictus e robot cognitivi capaci di adattarsi alla persona e all’ambiente: tre progetti che raccontano l’impegno del Gruppo San Raffaele.
La scienza esce dai laboratori e incontra i cittadini per mostrare come la ricerca possa tradursi in nuove possibilità per la diagnosi, la cura e la riabilitazione. In occasione della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori raccontiamo tre progetti del Gruppo San Raffaele per una ricerca che integri sempre più competenze cliniche, neuroscienze, AI e robotica.
Alzheimer e Parkinson: una piattaforma multimodale per la medicina di precisione
Come comprendere meglio l’evoluzione delle malattie neurodegenerative e arrivare a interventi sempre più personalizzati? Da questa domanda nasce PREDICT-Neurodegen, progetto coordinato dal Prof. Fabrizio Stocchi – responsabile del Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento – e dedicato allo studio dei fattori di rischio nei pazienti con Alzheimer e Parkinson.
L’aspetto innovativo risiede nell’unire in un’unica piattaforma informazioni di solito analizzate separatamente e a cui vengono poi applicati metodi statistici e sistemi di AI: biomarcatori clinici e neuropsicologici, neurofisiologici, di neuroimaging e digitali, raccolti in ambiente clinico e nella vita quotidiana attraverso wearable e serious games.
Il progetto, concluso nel maggio 2026, ha portato alla realizzazione di una banca dati italiana multimodale open access, che comprende 227 partecipanti. Un prezioso patrimonio di informazioni per ottenere un quadro sempre più completo del paziente e individuare pattern utili alla stratificazione clinica, al monitoraggio e alla definizione di interventi riabilitativi personalizzati.
Dopo l’ictus, misurare il recupero per personalizzare la riabilitazione
Tecnologia e personalizzazione sono al centro anche di RI-STROKE, progetto coordinato dal Prof. Marco Franceschini – coordinatore clinico delle Unità Operative di Riabilitazione Neuromotoria – che studia un nuovo modello di riabilitazione per persone colpite da ictus nella fase subacuta.
Il progetto – che ha concluso la fase di reclutamento – combina terapia convenzionale, robotica riabilitativa ed esoscheletri, affiancandoli a sensori e strumenti digitali capaci di rilevare in maniera quantitativa i progressi motori e cognitivi.
La tecnologia, così, non è soltanto uno strumento attraverso cui eseguire l’esercizio riabilitativo, ma diventa un mezzo per misurare il recupero e adattare intensità e modalità del trattamento alle capacità della persona, in modo da garantire la continuità del percorso tra ospedale, territorio e domicilio.
Lo studio coinvolge IRCCS San Raffaele di Roma e IRCCS San Raffaele di Cassino. Un’impostazione multicentrica che permette di verificare la replicabilità dei protocolli e l’applicabilità delle tecnologie robotiche in differenti contesti clinico-assistenziali.
Verso la robotica cognitiva e adattiva
La frontiera si sposta ancora più avanti con TORNADO, progetto finanziato dalla Commissione europea nell’ambito di Horizon Europe e di cui è referente scientifica la Prof.ssa Fiorella Guadagni – responsabile dell’area di ricerca Biobanca, Biotecnologie Avanzate e Biomarker Discovery.
La ricerca punta a sviluppare una nuova generazione di robot cognitivi integrati con modelli di AI generativa, capaci di interpretare il contesto, affrontare situazioni nuove e apprendere abilità anche attraverso la dimostrazione umana. In quest’ottica, un obiettivo particolarmente complesso e ambizioso è consentire ai robot di manipolare oggetti piccoli, morbidi e deformabili: operazioni che richiedono capacità di percezione e adattamento molto avanzate. Da qui la rilevanza del progetto: passare dalla robotica riabilitativa già consolidata a una robotica cognitiva e adattiva.
TORNADO si sviluppa presso l’IRCCS San Raffaele Cassino. Qui le tecnologie sono sperimentate in un contesto clinico reale, caratterizzato anche dalla presa in carico di persone con gravi cerebrolesioni acquisite e compromissioni severe del sistema nervoso centrale.
L’ipotesi è che, in futuro, sistemi capaci di modificare il proprio comportamento in relazione alle condizioni della persona e dell’ambiente possano, da un lato, supportare alcune attività funzionali e riabilitative del paziente; dall’altro, affiancare gli operatori in compiti ripetitivi o ad elevato impegno assistenziale.
La tecnologia a servizio della ricerca e della persona
Pur muovendosi in ambiti differenti, i tre progetti si sviluppano nella stessa direzione: ridurre la distanza tra ricerca e pratica clinica.
Dall’integrazione di biomarcatori e dati digitali nello studio delle malattie neurodegenerative, alla misurazione quantitativa del recupero dopo un ictus, fino a robot capaci di adattarsi a contesti differenti, la tecnologia si conferma uno strumento a servizio della ricerca e della persona, per conoscere meglio il paziente e costruire percorsi sempre più personalizzati.