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Semaglutide oltre obesità e diabete: lo studio su Nature apre una nuova frontiera sull’invecchiamento

4 Settembre 2026

Nei topi di età avanzata il trattamento rallenta alcuni processi biologici legati all’invecchiamento e prolunga la durata di vita. Caprio, IRCCS San Raffaele “risultati che ampliano notevolmente le prospettive degli agonisti del GLP-1”

Non soltanto perdita di peso e controllo della glicemia. La semaglutide, farmaco appartenente alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, potrebbe avere effetti anche su alcuni dei meccanismi biologici legati all’invecchiamento. A suggerirlo è un nuovo studio preclinico pubblicato sulla rivista scientifica Nature che ha analizzato gli effetti della semaglutide in topi di età avanzata di sesso femminile. I risultati mostrano la riduzione di diversi marker dell’invecchiamento, un miglioramento di alcune funzioni fisiologiche e cognitive e un aumento significativo della sopravvivenza media, passata da 742 a 834 giorni, circa il 12% in più. A commentare la rilevanza scientifica del lavoro è il Prof. Massimiliano Caprio, Responsabile Laboratorio Endocrinologia Cardiovascolare IRCCS San Raffaele di Roma e ordinario di Endocrinologia all’Università San Raffaele Roma “lo studio amplia notevolmente i potenziali benefici dell’utilizzo degli agonisti del GLP-1, perché mostra evidenze dirette di una riduzione significativa di diversi marker dell’invecchiamento in un modello sperimentale molto elegante”.

I ricercatori hanno infatti osservato effetti significativi su diversi processi considerati caratteristici dell’invecchiamento biologico, dalla riduzione dell’infiammazione e della senescenza cellulare al miglioramento della funzione mitocondriale e della stabilità genomica. Particolarmente interessanti anche i risultati a livello cerebrale, con un aumento della neurogenesi nell’ippocampo, area coinvolta nei processi di apprendimento e memoria. Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il rapporto tra gli effetti della semaglutide e quelli della restrizione calorica, da anni studiata nei modelli sperimentali per la sua capacità di influenzare favorevolmente i processi dell’invecchiamento.

“Sicuramente una parte degli effetti favorevoli è legata alla riduzione dell’introito calorico”, osserva Caprio, “ma il dato interessante è che, pur ottenendo benefici anche con la restrizione calorica, il gruppo trattato con il farmaco ha mostrato risultati più favorevoli in alcuni parametri cognitivi e metabolici. Il confronto diretto ha infatti evidenziato che semaglutide e restrizione calorica erano entrambe in grado di contrastare parte del declino fisiologico associato all’età”.

Il trattamento farmacologico ha però mostrato traiettorie più favorevoli nella memoria spaziale, nel comportamento esplorativo e nel controllo glicemico, suggerendo l’esistenza di effetti che potrebbero andare oltre la semplice riduzione dell’introito calorico.

“È proprio questo dato ad aprire uno degli scenari più interessanti. È possibile ipotizzare un effetto favorevole legato all’uso prolungato di questa classe di farmaci anche in altre patologie cronico-degenerative, oltre all’obesità e al diabete mellito di tipo 2”, sottolinea l’esperto “penso alle patologie neurodegenerative e cardiovascolari. Si tratta, tuttavia, di prospettive che dovranno essere confermate nell’uomo”. I risultati non devono infatti essere interpretati come un’indicazione a utilizzare la semaglutide per rallentare l’invecchiamento nelle persone sane. “I pazienti” conclude Caprio, “devono seguire attentamente le indicazioni del medico e utilizzare questi farmaci esclusivamente quando esiste una reale necessità clinica”, allo stesso tempo questo studio aggiunge nuove evidenze scientifiche su una classe farmacologica sulla quale negli ultimi anni sono circolate molte informazioni allarmistiche e non sempre supportate dalle evidenze. Certamente ci troviamo di fronte a una classe di farmaci che ha già mostrato risultati straordinari nel trattamento dell’obesità, del diabete mellito di tipo 2 e di molte complicanze cardio-metaboliche, e che potrebbe, in futuro, trovare applicazioni nella prevenzione e trattamento delle patologie cronico-degenerative”.