News > Tetraparesi spastica: la tesi di maturità di Emanuele sul suo percorso di riabilitazione all’IRCCS San Raffaele diventa una lezione di coraggio
Mentre molti suoi coetanei discutevano di Borsellino, intelligenza artificiale e crisi climatica Emanuele ha scelto di raccontare se stesso. Alla prova orale del suo esame di maturità ha presentato infatti una tesi intitolata al suo percorso riabilitativo all’IRCCS San Raffaele di Roma. Emanuele oggi ha 19 anni, nel 2005, nei suoi primi giorni di vita, la diagnosi: tetraparesi spastica, forma di paralisi cerebrale che colpisce entrambi gli arti superiori e inferiori e si traduce in una perdita dei movimenti. Dal 2007 inizia il suo percorso terapeutico e riabilitavo presso il Reparto di Riabilitazione Pediatrica e delle Disabilità dello Sviluppo infantile dell’Istituto romano.
Durante l’esame ha raccontato la quotidianità vissuta nel reparto, non ha scelto di parlare della sua disabilità ha scelto di raccontare come ha imparato a superarla: «la mia stanza si chiamava Giraffa, era bella e colorata. Ogni giorno facevamo qualcosa di nuovo. Non solo a livello didattico, ma umano».
Tra le tecnologie utilizzate, ha menzionato anche il C-Mill VR+, un tapis roulant intelligente di ultima generazione, capace di proiettare ostacoli e ambienti virtuali su un grande schermo e direttamente sul tappeto. Il dispositivo, utilizzato nella palestra robotica della clinica, fornisce feedback visivi e sonori, misura il baricentro e permette di allenare in modo mirato il cammino e l’equilibrio. «Sembrava un gioco, ma era una terapia», ha raccontato, spiegando come doveva evitare ostacoli virtuali mentre camminava sul nastro.
«Emanuele è un paziente che seguiamo da anni», ha spiegato la dott.ssa Amalia Allocca, direttore sanitario della struttura, «il suo piano riabilitativo è stato personalizzato grazie a un lavoro integrato tra professionisti e all’impiego delle tecnologie più avanzate. Il fatto che abbia scelto di condividere questa esperienza a scuola è un riconoscimento prezioso anche per noi».
Nel suo racconto Emanuele ha dato spazio anche agli aspetti umani della degenza: i clown che arrivano ogni sabato, le passeggiate nel giardino, l’amicizia: «nei corridoi e nella mensa c’erano amore, fratellanza e gioia. Abbiamo imparato a dare più valore alla vita».
Nel corso del suo orale ha anche parlato del particolare momento legato alla fine del suo ricovero. «È stato il giorno più bello, perché potevo tornare a casa e rivedere i miei amici. Ma anche il più brutto, perché ho lasciato tante persone che mi sono rimaste nel cuore. Abbiamo pianto tutti. Speriamo di rivederci presto, magari per mangiare un gelato camminando abbracciati».
Il racconto di Emanuele non è solo quello di un ricovero ma è una testimonianza autentica di resilienza: la storia di un ragazzo che ha saputo trasformare la fatica e il dolore in forza e consapevolezza. Tra le sue pagine dense di esperienze cliniche e traguardi raggiunti, si è fatta spazio una lezione di vita che nessun libro di didattica potrà mai raccontare.